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Autore : enrysno
Setting Splitboard


Questa rubrica vuole essere un aiuto in più rispetto alle istruzioni, se pur chiare ed esaurienti, fornite dalla Voilè, soprattutto per quanto riguarda la personalizzazione del settaggio.

 

 

Fase 1: adattamento delle pelli “di foca” alla sciancratura della tavola

 

Di norma le tavole split vengono fornite con pelli di foca (tractor skins) molto larghe. Dato che la tavola (e di conseguenza anche le due mezze tavole della split) è più larga sulle spatole rispetto alle zone di punta e coda è molto probabile che sia necessario adattare le pelli alla sciancratura. Per fare ciò le ditte produttrici forniscono le istruzioni e l’attrezzo apposito. Se non avete l’attrezzo il lavoro si può fare con un buon taglierino fornito di lama nuova.

In pratica bisogna sagomare le pelli sulla forma delle due mezze tavole. Per fare bene il lavoro agite secondo le seguenti fasi:

a)     splittate la tavola: si aprono i fermi in punta e coda e si spinge in avanti una delle due mezze tavole nel senso in cui i due fermi in metallo consentono lo slittamento (in pratica con il pollice si spinge e con l’indice si tira); dopo la divisione delle mezze tavole girate i fermi metallici in senso parallelo alla lamina

 

FIG.  1: apertura del gancio in punta 

 

FIG.  2: spinta in avanti della mezza tavola che scorre

 

b)     staccate una pelle dalla carta, evitando che le parti collose si attacchino tra loro e applicatela sulla mezza tavola corrispondente (vedi sagomatura della punta) attaccandola in modo che il bordo della stessa sia parallelo alla lamina rettilinea (interna) della split, lasciando libera la lamina o anche 1-2 mm in più

 

FIG.  3: applicazione pelle (si nota lo spazio libero tra bordo della pelle e lamina)

 

c)      Sul lato sciancrato, partendo dalla punta, con l’attrezzo apposito (o taglierino), inclinato a 45° (o più) rispetto al piano della mezza tavola, tagliate la parte di pelle che sborda dalla tavola, seguendo la lamina. E’ opportuno eseguire l’operazione con la giusta velocità, senza interruzioni. E’ anche consigliabile rifinire il bordo tagliato con un saldatore per evitare sfilacciamenti, peraltro rari. 

 

FIG.  4: rifilatura pelli seguendo la sciancratura

 

d)     In coda ritagliare la parte di pelle che supera il punto inferiore della lamina effettiva e arrotondare la parte finale

 

FIG.  5: taglio e arrotondamento della pelle in coda (in foto si vede anche la retina divisoria, tagliata e sagomata su misura)

 

 

Ripetere le operazioni a), b), c), d) per l’altra mezza tavola.

 

Nota 1.1: la procedura è valida per qualsiasi pelle di foca e anche per gli sci (più o meno larghi);

Nota 1.2: Alcuni tagliano le pelli anche più corte e/o rovinano gli ultimi 1-2 cm di pelle in modo che non prenda, così è difficile che si stacchi;

Nota 1.3: altri ancora non tagliano la coda della pelle ma la sagomano e la fissano alla coda della mezza tavola (o sci) con un sistema di ritenuta (di norma elastico, apposito o fatto in casa).

Commento personale: io ho tagliato e arrotondato a misura di lamina effettiva e non ho mai avuto problemi; anzi penso che si possa tagliare anche più corto in modo da poter poi ripiegare la pelle in tre parti (anziché in 4) in modo da avere anche meno peso e meno ingombro.

 

e)     Le pelli sagomate e tagliate vanno rimesse nella loro custodia attaccate una all’altra (specularmente, in modo da non lasciare le parti collose all’aria) e ripiegate, MA ATTENZIONE! è necessario interporre tra le due un materiale divisorio, altrimenti staccarle sarà molto difficile! In commercio esiste l’apposita “retina” ma forse è anche possibile utilizzare un pezzo di zanzariera robusta o di una rete da pesca a maglia fina o anche un pezzo di rete antigrandine. Ritagliate la retina in coda come la pelle ma lasciate 1-2 cm in più di lunghezza. E’ assolutamente sconsigliato effettuare le gite utilizzando la carta che trovate attaccata alle pelli nuove!

 

FIG.  6: posizionamento della retina divisoria per riporre poi le pelli una attaccata all’altra

 

  

Fase 2: pulizia soletta e sciolinatura

 

Fate come per le tavole normali, vedete l’ottima rubrica di Red. Nel caso della split è opportuno spatolare e spazzolare bene in quanto la colla delle pelli potrebbe non andare molto d’accordo con la sciolina. Ricordarsi poi di togliere la sciolina da tutte e quattro le lamine, non solo dalle due esterne.

 

Fase 3: Montaggio interfaccia

Di norma le split arrivano al cliente con l’interfaccia completa già montata ma questa rubrica vuole essere esaustiva per tutti (eventualmente anche per chi deve montare l’interfaccia su una tavola normale splittata artigianalmente), e in ogni caso, il passo e gli angoli vanno regolati ad hoc, ecc…

Come sappiamo il sistema più diffuso attualmente è il Voilè, che prevede:

a)       Due puntali e due basi di appoggio del tallone con alzatacco come interfaccia per la salita

 

FIG.  7: puntale

 

 

FIG.  8: base di appoggio del tallone con alzatacco

 

b)      4 “dischi a U” (in plastica, con base in gomma, come interfaccia per la discesa): 2 hanno 2 feritoie, 2 hanno 1 feritoia

 

FIG.  9: disco a U (una coppia e formata da 1 disco con 1 feritoia e da 1 disco con 2 feritoie)

 

c)       due piastre in lega per collegare gli attacchi alle due interfacce mediante due perni amovibili

 

FIG.  10: piastre

 

d)      pelli

 

FIG.  11: pelli

 

e)       rampanti

 

FIG.  12: rampanti

 

(In caso di necessità i singoli pezzi possono essere acquistati separatamente dal sito della voilè)

Se non sono già montati, i puntali e le basi con l’alzatacco vanno fissate con le apposite viti (a testa piatta e più corte, visibilmente diverse dalle altre) secondo le chiare istruzioni fornite dalla ditta. Non è difficile, si tratta solo di avvitare delle viti (sempre consigliato frena filetti forte in ogni caso).

Per il fissaggio dell’interfaccia “discesa” (che va montata a seconda delle nostre esigenze) le cose si complicano un po’: bisogna prima di tutto seguire la consueta procedura per centrare il passo scelto sul centro della lamina effettiva (o volendo su un punto più o meno arretrato rispetto ad esso,  a seconda anche dello shape della tavola…).

Ad esempio sulla Burton, che ha uno shape da powder puro, ho centrato un passo di 54 cm sul centro della lamina effettiva.

Una volta individuati i due punti teorici dove, ragionando come per una tavola “normale”, dovrebbe cadere il centro del disco dell’attacco bisogna cominciare a giocare con le possibilità offerte dal sistema fino ad individuare la posizione ottimale, considerando anche gli angoli scelti. Per i posizionamento e il fissaggio dell’interfaccia si utilizza il distanziatore fornito con il kit di montaggio.

 

FIG.  13: utilizzo del distanziatore per il posizionamento dei componenti dell’interfaccia

 

 

FIG.  14: fissaggio dell’interfaccia nella posizione scelta

 

Di norma il disco a U con le due feritoie andrebbe sul lato della lamina backside, mentre quello con una feritoia sul lato front, ma è possibile provare tutte le combinazioni.

Nel mio caso ho sperimentato che, utilizzando angoli del tipo -3 dietro e + 12 davanti è anche possibile invertire i due dischi a U in modo da posizionare gli attacchi sulla tavola in posizione più centrata, ovvero con meno sporgenza sul backside, fondamentale sul ripido!

 

FIG.  15: posizionamento inverso dei dischi a U

 

Per allineare esattamente i due dischi a U si usa il distanziatore di plastica fornito con il kit, ma in alternativa anche la piastra può fungere da “dima”, come suggerito da Seba. Per questa fase vi consiglio ad ogni modo di procedere per gradi, facendo molte prove e test sul campo per trovare la posizione giusta.

 

 

Fase 5: Montaggio piastre su attacchi

Il sistema consente di utilizzare sia attacchi soft che hard. In questo caso si parla di attacchi soft da snowboard ma il montaggio prevede la stessa procedura in entrambi i casi, a meno di eventuali precisazioni o consigli preziosi che potranno pervenire da chi preferisce usare scarponi e attacchi diversi.

La piastra va fissata all’attacco avvitando le viti dell’attacco stesso sui fondini forniti nel kit (t-nuts). Se si lavora da soli consiglio di fissare i dischi degli attacchi (in posizione 0° cioè dritti) e i fondini con del nastro.

 

 

 

FIG.  16a e 16b: fissaggio dischi e fondini con il nastro

 

Una volta fissate le viti ai fondini vanno effettuate delle prove per verificare l’ottimale scorrimento della piastra nell’interfaccia: se ci sono forti attriti è necessario limare la parte delle viti che spuntano sotto la base; se ci sono difficoltà di chiusura del perno conviene fissare i dischi a U tenendoli più compressi uno verso l’altro nell’operazione di fissaggio con il distanziatore, in modo che il perno si infili e si sfili a contatto con la parte rettilinea del disco a U senza troppi attriti, ma anche senza laschi.

La piastra va fissata tenendo presente che se si posiziona l’attacco troppo in avanti è possibile recare danni seri alla tavola; infatti, in fase di salita, se la base dell’attacco sporge troppo in avanti rispetto alla piastra, in caso di sbilanciamento in avanti del rider le viti del puntale potrebbero essere sradicate dalle boccole con conseguente grave danno (oserei dire irreparabile) alla tavola. In linea di massima la piastra va fissata in modo che il bordo anteriore della stessa sia in linea (tangente) al bordo anteriore della base dell’attacco, o leggermente arretrato rispetto ad essa.

 

FIG.  17: posizionamento piastra

 

E’ chiaro che, soprattutto per chi ha il piede grande, ci sarà poi il problema in discesa di sporgere troppo dietro la lamina back. Probabilmente è possibile variare di qualche mm dalla posizione consigliata ma non di più. Infatti se l’attacco sporge in avanti rispetto alla piastra è probabile che, in fase di salita, si vada a toccare la molla di sicurezza del perno di fissaggio (non consigliabile). Anche in questo caso, dopo il settaggio “da manuale” sarà necessario provare eventuali correzioni, anche se vincolate, purtroppo.

Una volta trovata la migliore posizione dei dischi a U (probabilmente il problema sarà quello di farli stare il più possibile avanti verso la lamina front in modo da non sporgere troppo sul back) e montata la piastra con il bordo anteriore a filo con il bordo anteriore dell’attacco, per spostare ulteriormente l’archetto in avanti si potrà intervenire solo sulla regolazione dell’archetto stesso. In pratica si esegue la stessa operazione che si fa sulle tavole normali quando non si può spostare il disco dell’attacco in senso trasversale rispetto alla tavola e di fatto si “accorcia” l’attacco.

 

FIG.  18: possibile regolazione dell’archetto

 

  

Fase 6: Modalità salita e modalità discesa: utilizzo dei perni di fissaggio

Una volta fissate le interfacce di salita e di discesa e dopo aver fissato le piastre agli attacchi possiamo vedere come funziona il sistema nelle due modalità. Grazie ai perni di fissaggio è possibile collegare l’attacco-piastra alle due interfacce, a seconda delle necessità.

Se dobbiamo salire posizioniamo (internamente) i fori della piastra in linea con i fori del puntale, infiliamo il perno e fissiamo la molla di sicurezza.

 

FIG.  19: attacco montato in modalità salita

 

Al termine della salita, sganciamo la molla, sfiliamo il perno, tiriamo via l’attacco-piastra tenendolo per l’archetto, lo infiliamo (fino in fondo) nell’interfaccia e rifissiamo il tutto con lo stesso perno.

 

FIG.  20: attacchi montati in modalità discesa

 

Nota bene: La Voilè fornisce 2 perni per il fissaggio delle due piastre. E’ opportuno che i due perni siano fissati agli attacchi con il cavetto di sicurezza in acciaio in quanto la perdita di uno di essi comporterebbe il rientro a valle a piedi (molto sconsigliabile e pericoloso, ad esempio in ghiacciaio!). Se l’attacco è sprovvisto di buco o punto di aggancio per il cavo e se le basi sono in metallo credo che sia possibile fare un piccolo buco col trapano; in alternativa si può cercare il modo di fissare un anellino metallico (tipo quello delle chiavi) o un altro tipo di gancetto.

E’ assolutamente consigliabile usare normalmente i perni dei rampanti (più lunghi) anche quando non si usano i rampanti. Facendo così si hanno molti vantaggi: se si devono montare i rampanti non si deve cambiare perno (minor rischio di perdere pezzi in giro), si perde meno tempo e si hanno comunque gli altri due perni di riserva.

Altro consigli: acquistate un paio di perni di ricambio da tenere nello zaino assieme alle altre cose utili (es. viti di ricambio, cacciavite, ecc.); tenete il cavetto di sicurezza in acciaio sotto la cinghia dell’attacco, altrimenti vi intralcerà in salita e potrà impigliarsi nei rami in discesa nel bosco; fissate il cavetto nel punto di aggancio all’attacco con una piccola “zip-tie” (fascetta da elettricista) così sarà più sicuro e avrete più lunghezza per le manovre di infila e sfila. Un’altra fascetta può essere fissata sulla molla di chiusura del perno, che in certi casi tende ad aprirsi, soprattutto per i perni lunghi; per evitare l’apertura del perno lo si può anche piegare  un po’ ad arco con le mani, in modo che stia più fisso in posizione di chiusura.

 

FIG.  21: fascetta di fissaggio cavetto

 

FIG.  22: fascetta che stringe la molla di chiusura

 

A questo punto, dopo queste operazioni, che sono svolte “in laboratorio” la tavola è pronta per l’utilizzo sul campo.

Vi rimando dunque alla rubrica seguente “Utilizzo della splitboard” per ulteriori informazioni.

 

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