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Autore : enrysno
Fuori Pista e Valanghe: Nozioni Fondamentali


 

PREMESSA

 

       Lo snowboard è nato sulla neve fresca e anche oggi che esistono tavole di ogni tipo per molteplici usi andare in neve fresca è causa di massima soddisfazione. E’ innegabile dunque che la vera anima dello snowboard sia il powder…..questo messaggio viene ribadito da numerosi video, foto, articoli sulla stampa specializzata, pubblicità ecc. E’ anche vero che la facilità con la quale si può imparare a portare una tavola fuoripista, congiunta con la possibilità di raggiungere le cime delle montagne con gli impianti di risalita ha fatto aumentare il numero di persone che si avventura al di fuori delle piste battute, con le conseguenze che noi tutti conosciamo: aumento del numero di incidenti anche mortali, valanghe provocate anche in pista, multe, arresti, ecc….

 

Sono fermamente convinto che l’istruzione e l’educazione siano strumenti di gran lunga più efficaci rispetto ai divieti. Per questo motivo ho deciso di riassumere in un articolo le nozioni fondamentali che riguardano l’argomento fuoripista, neve e valanghe. Le informazioni che ho raccolto sono state sintetizzate e rese comprensibili per essere pubblicate sul sito e permettono di conoscere solo l’<> di un tema molto complesso e dettagliato. Esse non sono certo sufficienti per permettere ad un neofita di avventurarsi al di fuori delle piste battute. Chiunque abbia intenzione di praticare lo scialpinismo, il backcountry, il freeride, il fuoripista dovrebbe partire da queste nozioni per approfondire le proprie conoscenze teoriche e pratiche. In particolare sottolineo l’importanza di frequentare un corso apposito e di conoscere le tecniche di autosoccorso, come specificato nel seguito.

 

 

1. FUORIPISTA

 

Le piste da sci sono ambienti controllati e artificializzati: sono presenti gli impianti di risalita, la neve è battuta, l’orientamento facilitato, le protezioni impediscono di uscire di pista ecc. ovvero sono ambienti in cui il rischio per i fruitori è minimizzato (anche se ultimamente gli incidenti in pista sono numerosi e gravi a causa di una serie di fattori quali il numero troppo elevato di persone, la neve artificiale, le piste sempre più veloci, larghe e spianate, incroci malsegnalati, eccessiva velocità di sciatori e snowboarders che non hanno il controllo del mezzo… ecc…).

 

Al contrario al di fuori delle piste battute valgono le leggi della natura, le quali non vanno considerate in contrasto con l’uomo ma devono essere rispettate, pena la nostra incolumità. L’ambiente di (alta) montagna è caratterizzato da vari pericoli per lo sciatore/surfista.

 

I pericoli - LE VALANGHE in primo luogo - derivano da forze molto grandi e non contrastabili dall’uomo. Chi va fuoripista deve sapere che UNA VALANGA ANCHE PICCOLA UCCIDE.

         

     

     Figura 1

 

  

     Figura 2

 

Osservando la curva di sopravvivenza (Fig. 1) si vede come dopo 15-20 minuti le probabilità di uscire vivi da una valanga diminuiscano drasticamente. LA LETALITA’ E’ DEL 57 %: SU 100 SEPOLTI 57 MUOIONO. Oltre l’80% degli incidenti mortali si verificano durante la pratica dello scialpinismo o del fuoripista (ultimamente sono in aumento gli incidenti realtivi allo snowboard fuoripista) e nella maggior parte dei casi le valanghe sono provocate dalle stesse vittime.

 

 

                         

     Figura 3  

 

    

     Figura 4

 

 

Per prevenire gli incidenti è assolutamente necessario conoscere l’ambiente in cui ci si muove e adottare una serie di comportamenti per minimizzare i rischi.

 

 

2. PERICOLI

 

Sembra una “legge di murphy” ma è così: I FUORIPISTA PIU’ BELLI SONO I PIU’ PERICOLOSI. E’ sempre meglio evitare i canaloni, i pendii aperti e le zone di accumulo (Fig. 2). Tutti i pendii con pendenza superiore a 25° sono potenzialmente pericolosi. Il manto nevoso pesa da 30 a 600 kg per m3 o anche di più in caso di neve molto bagnata. Un peso che acquista velocità significa energia. Energia che impatta contro lo sciatore/surfista e che causa il ferimento o la morte.

Sotto una valanga si muore soprattutto per soffocamento ma anche per traumi e ipotermia (assideramento).

 

 

3. LE VALANGHE

 

Le valanghe più pericolose e più frequenti negli incidenti che coinvolgono gli sciatori/surfisti fuoripista sono le valanghe a lastroni (Figg. 3, 4, 5). Le valanghe a lastroni si verificano perché le nevicate successive formano un manto nevoso stratificato nel quale ogni strato ha caratteristiche diverse. Inoltre la neve (di ogni strato) si trasforma in modo diverso a causa di vari fattori intrinsechi (vari metamorfismi della neve “indisturbata”) ed esterni (variazioni di vento, temperatura, umidità, irraggiamento solare, gravità, attività sciistica ecc.). Le valanghe a lastroni avvengono quando uno o più strati scivolano verso valle (a causa della forza di gravità) su un piano di scivolamento che può essere altra neve (o ghiaccio) o addirittura il terreno nudo (valanghe di fondo) (Figg. 6 e 7).

 

                             

          Figura 5 

 

          Figura 6

          Figura 7

 

 

La maggior parte delle volte la causa dello scivolamento è il sovraccarico generato dal passaggio di uno o più sciatori/surfisti. D’inverno (dicembre-febbraio) le valanghe a lastroni sono frequenti sui pendii esposti a Nord (all’ombra). Le zone più pericolose sono quelle dove la neve si accumula a causa dell’azione del vento: i lastroni possono essere soffici (ma ugualmente molto pericolosi) o duri. CERCARE LA NEVE SOFFICE AL CENTRO DEI CANALONI O EFFETTUANDO LUNGHI TRAVERSI È MOLTO PERICOLOSO. In primavera i pendii a sud diventano pericolosi soprattutto se il fondo è erboso o composto da rocce lisce (pericolo di valanghe di fondo con l’aumentare delle temperature). Si può stare relativamente sicuri surfando in boschi fitti o in zone storicamente esenti da valanghe o su “firn” stabile dopo molti giorni di stabilizzazione del manto nevoso (assenza di nevicate).

 

 

 

4. CONOSCENZA ED ESPERIENZA

 

       sono fondamentali per minimizzare i rischi:

- La cosa migliore sarebbe frequentare un corso organizzato dalle guide alpine o dal CAI (problemi di razzismo anti-snowboard permettendo). Altri enti organizzano corsi sul tema (Corpo forestale, Regioni, Province ecc.)

Comunque si deve:

- Seguire l’andamento delle nevicate (in generale una grossa nevicata fa aumentare il pericolo) e gli altri fenomeni meteorologici caratteristici (soprattutto il vento) della zona montuosa anche grazie ai bollettini meteo (es. aineva su internet)

- Leggere attentamente il bollettino del pericolo valanghe tenendo presente che esso fornisce solo un grado di rischio indicativo: inoltre la scala non è lineare (tra grado 3 e grado 2 il pericolo aumenta di più rispetto al passaggio da 1 a 2 (Fig. 8)

 

 

 

 

   Figura 8

 

- Con presenza di neve al suolo il grado nullo non esiste. Nel bollettino per pendii ripidi si intendono quelli superiori ai 25-30°. Quando si legge “è richiesta una buona capacità di valutazione locale delle condizioni di pericolo” vuol dire che le zone pericolose vanno assolutamente evitate anche con grado moderato (grado 2).

- Non andare mai da soli.

- Ogni sciatore/surfista deve portare con sé uno zaino (meglio se adatto allo scopo) contenente l’ARVA e la pala. NON CHIEDETEVI QUANTO COSTA UN ARVA MA QUANTO VALE LA VOSTRA VITA O LA VOSTRA INCOLUMITA’. Meglio se si porta anche la sonda. Gli ARVA di ultima generazione (digitali) sono più facili da usare di quelli analogici (acustici) ma E’ FONDAMENTALE SAPERLI USARE MOLTO BENE ESERCITANDOSI SPESSO. L’ARVA deve avere sempre le pile cariche, altrimenti la sua portata diminuisce. Si consiglia inoltre di togliere le batterie dopo l’ultima escursione e di rimetterle nuove l’inverno successivo.

- E’ utile portare nello zaino anche indumenti di riserva e piccole scorte di cibo e liquidi (cioccolata, barrette, sacca idrica o thermos con tè caldo zuccherato).

- Scegliere attentamente il percorso in base alle condizioni della neve e alla morfologia del territorio: evitare i punti critici come zone a pendio convesso, zone di accumulo (es. sotto cornici, cambi di pendenza ecc.) (Figg. 9 e 10).

 

 

  

     Figura 9

 

 

 

    Figura 10

 

 

La salita a piedi consente di valutare bene le condizioni della neve e la morfologia del territorio. Altri accorgimenti sono l’attraversamento di zone particolarmente pericolose uno alla volta mentre gli altri del gruppo osservano pronti ad intervenire ed effettuare le soste in zone sicure (Fig. 1).

 

 

    

   Figura 11

 

 

- Un consiglio personale che deriva dall’esperienza (ma che non può essere sempre applicato): Minimizzare la sollecitazione sul manto nevoso: una maggiore velocità (ma sempre e solo se si ha controllo) può consentire di “planare” sulla superficie della neve senza gravare con il peso sugli eventuali strati deboli. Inoltre una minore chiusura delle curve può servire allo stesso scopo oltre ad evitare frenate brusche, salti o cadute (sollecitazione pari a 8 volte il peso dello sciatore/surfista).

 

- Non effettuare diagonali o curve troppo ampie: più zone del pendio si sollecitano e maggiore è la probabilità di trovare il punto di instabilità del pendio stesso.

 

- In generale d’inverno (fino a marzo) i pendii a nord (dove di solito c’è il powder) si stabilizzano lentamente (pericolo di valanghe a lastroni) mentre quelli a sud subiscono l’influenza dei raggi solari e sono più stabili. Invece in primavera con l’aumento delle temperature i pendii ombreggiati tendono a stabilizzarsi (ma non sempre) mentre quelli a sud nelle ore più calde tendono a diventare molto instabili (pericolo di valanghe di neve bagnata). QUESTE NON SONO REGOLE SEMPRE VALIDE comunque all’inizio dell’inverno si consiglia di sciare/surfare a bassa quota (preferibilmente nei boschi) dove la qualità della neve è migliore e il rischio basso. D’inverno in alta quota la neve è spesso ventata, poco trasformata e forma facilmente lastroni. Inoltre finchè le temperature sono basse si può trovare powder anche sui versanti sud. Dalla fine di febbraio in poi si possono trovare buone condizioni anche in alta quota e con l’aumentare delle temperature diurne sui versanti sud si forma il “firn” neve piacevole e relativamente sicura a patto di organizzare bene i tempi (non scendere troppo tardi con troppo caldo).

 

- Individuare prima della discesa le possibili vie di fuga in caso di distacco. Ricordarsi che è molto difficile superare la velocità di una valanga (anche 300 km/h) ma al momento del distacco bisogna assolutamente avere dei tempi di reazione brevissimi e fuggire verso una zona sicura o nella direzione opposta della valanga (es. contropendenza del pendio) o ancora dirigersi verso la zona opposta rispetto al fronte di distacco spostandosi di lato rispetto alla massa in movimento.

 

- In caso di travolgimento cercare di galleggiare in superficie “nuotando”, evitare il soffocamento e gli urti. Gli sciatori devono liberarsi di bastoncini e sci. Sganciare gli attacchi soft tradizionali dello snowboard in poco tempo è invece molto difficile. Cercare di aggrapparsi a alberi o altri punti di ancoraggio può essere una soluzione per non essere trascinati sotto la neve o in scarpate o burroni pericolosi. Durante il rallentamento della valanga cercare di portarsi in superficie. Individuare la direzione della superficie osservando la direzione della gravità (es. facendo colare la saliva si capisce dov’è l’alto e il basso). Scavare una sacca d’aria davanti alla faccia e spingere un braccio verso la superficie. Chiamare aiuto ma risparmiare l’ossigeno.

 

- E’ consigliabile frequentare un corso di pronto soccorso: la vita dei vostri amici potrebbe dipendere da voi.

 

 

 

5. AUTOSOCCORSO

 

In caso di travolgimento e seppellimento il soccorso più efficace è l’autosoccorso effettuato dai compagni mediante ricerca con ARVA. Il sepolto deve essere assolutamente tirato fuori entro 15 minuti (probabilità di sopravvivenza 80%). Solitamente i soccorsi organizzati recuperano solo cadaveri, perché arrivano troppo tardi e la ricerca tradizionale con solo sonde (anche se con i cani ci possono essere maggiori probabilità di ritrovamento) è molto lenta.

 

Chi effettua il soccorso deve:

 

- Individuare i punti di travolgimento e di scomparsa (osservando anche punti di riferimento).

 

- Assicurarsi che non ci siano ulteriori rischi per gli altri o farli spostare in una zona sicura.

 

- Chiamare i soccorsi via radio o telefono (molto meglio se lo fa un altro del gruppo per non perdere tempo). Tuttavia è errato pensare che il telefonino rappresenti la salvezza che una volta non esisteva.

 

  

     Figura 12 

 

   

     Figura 13

 

 

- Gli ARVA dei ricercatori devono essere commutati in RICEZIONE mentre quelli degli altri vanno spenti.

- La ricerca può essere effettuata con gli sci o la tavola (più difficilmente) ai piedi solo nei casi in cui la ricerca a piedi sarebbe più lenta

 

-   Iniziare la ricerca con l’ARVA individuando il possibile percorso del travolto anche cercando gli effetti personali e l’equipaggiamento che possono essere stati persi dalla vittima.

 

  

     Figura 14

 

 

- Durante la ricerca chiamare la persona e ascoltare eventuali voci di risposta

 

- Localizzato il sepolto scavare rapidamente per liberarlo

 

- Prestare le cure di primo soccorso o di pronto soccorso (se si conoscono bene le tecniche).

 

 

Nota Bene: Alcuni consigli di comportamento sopra riportati derivano dall’esperienza personale: va tenuto presente che la variabilità delle condizioni che si possono trovare in montagna è tale che il comportamento deve sempre essere adeguato alla situazione. In altre parole si vuole ribadire che la prudenza deve essere messa in primo piano rispetto a un comportamento anche “da manuale” perché gli incidenti capitano anche se si applicano le regole “alla lettera”. Non dobbiamo dimenticare infatti che l’ambiente naturale è talmente complesso che nessuna legge fisica (per quanto elaborata) può prevedere al 100%.

 

 

 

 

Le informazioni di base sono state tratte da: “Il manuale delle Valanghe” David McClung e Peter Scharer, Zanichelli, 1996

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